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La santità del padre di Giuseppe Foderaro

Nato alle Antille, Lorenzo Coisson torna in patria giovanissimo per studiare presso un’importante struttura gestita dai padri gesuiti in mezzo alle montagne. Diviso in due anime, tra le superstizioni conosciute durante l’infanzia ai Tropici e la rigida educazione religiosa ricevuta in collegio, Lorenzo vive tutte le sue esperienze spalla a spalla con il fratello Ludovico, compresi i primi approcci sessuali e le sporadiche avventure nei salotti culturali di un mondo competitivo che non apprezza e nel quale non si riconosce. Ritiratosi nella dimora avita per dedicarsi ai suoi affetti, Lorenzo dovrà fare i conti con una rivelazione che rappresenterà per lui un vero percorso di rinascita sia morale che spirituale: lo zio prete, da cui è stato seguito e assistito a distanza per tutta la vita, viene eletto contro ogni pronostico al soglio pontificio. Sarà proprio il nuovo rapporto con il Papa e il suo arrivo a Roma a stravolgerne l’esistenza e le prospettive, facendogli scoprire un mondo ancora inesplorato.

Con questo romanzo Giuseppe Foderaro ci regala una nuova parte di sé e della sua scrittura. Un percorso narrativo intenso ed emozionale. Un romanzo di formazione letteraria, quella dello scrittore prima di tutto, che raggiunge momenti di sublimazione davvero potenti.

Ambientazioni, racconto, personaggi totalmente diversi dall’ultimo romanzo, che ci catapultano in un universo davvero difficile e complesso da interpretare, ma affascinante da leggere, scoprire, conoscere.

Quello che viene fuori dalla lettura del romanzo è una profonda riflessione sull’uomo, tema carissimo e predominante nella scrittura dell’autore; se l’uomo raccontato nel precedente romanzo era quello che ricercava se stesso nelle sue origini archeologico-scientifiche, quello di questo romanzo è un uomo che va alla ricerca del se stesso interiore, della sua storia più profonda e personale. Un uomo che si forma tra spirito e natura e che trova rifugio nei grandi classici della letteratura. Un uomo che pensa che tutto sia scritto, ma che si troverà davanti un percorso tutto da scrivere.

Il tema della montagna, dell’alpinismo, dell’escursionismo è avvincente e affascinante. I luoghi vivono attraverso le parole che sanno coinvolgere i sensi in modo totalizzante.

Cos’è un romanzo se non un’avventura da vivere pienamente? in questo romanzo si mescolano sinergie letterarie diverse che tengono incollato il lettore dall’inizio alla fine.

Perché leggerlo? Il lettore evade, cresce e conosce. Esplora, riflette, si emoziona. Assapora il detto e il non detto e lo interiorizza per richiudere il romanzo finito con un mix di sensazioni contrapposte traducibili, almeno per me, in un’espressione semplice, ma vera: “proprio un bel romanzo!”

Vi regalo un piccolo estratto che ho letto e riletto perché è un passaggio che mi è rimasto dentro, perché appartiene a molti di noi orsi sociali che nella vita possono vivere dei momenti di depressione e non sanno definirli, affrontarli, comprenderli, ma soprattutto condividerli :

“Era un solitario per elezione con una spiccata propensione all’interiorità che lo aveva sempre preservato da ogni possibile scontro. […] Forse quella pausa serviva proprio a questo. […] staccare i contatti con la realtà e rimanere immobili a guardare la finestra alla fine era come raccogliersi in preghiera, un atto di meditazione. Prima o poi Lorenzo si sarebbe scosso e avrebbe affrontato il suo problema, ma occorreva che dentro di lui si facesse strada un minimo di luce. Non si poteva cercare niente stando al buio.”

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Fondatrice Blog Il Punto sui Libri

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